EASD 2017
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Significato prognostico di infarto miocardico silente nel diabete mellito di tipo 2 di nuova diagnosi


È stata determinata la prevalenza di infarto miocardico silente in persone con diabete mellito di tipo 2 di nuova diagnosi e sono state esaminate le sue relazioni con un futuro infarto del miocardio e la mortalità per tutte le cause.

Sono stati raccolti i dati dei 5.102 pazienti dello studio di 30 anni UKPDS ( UK Prospective Diabetes Study ), e sono stati esaminati gli esiti in base alla presenza di infarto miocardico silente.

Dei 1.967 pazienti con dati di riferimento completi, 326 ( 16.6% ) mostravano evidenza all’ECG della presenza di infarto miocardico silente al momento dell'arruolamento.

I soggetti con infarto miocardico silente avevano più probabilità di essere più anziani, di sesso femminile, sedentari e non-fumatori rispetto ai pazienti senza infarto miocardico silente.

La loro pressione media era maggiore, nonostante un trattamento antipertensivo più intensivo, ma avevano più probabilità di assumere Acido Acetilsalicilico ( Aspirina ) e terapie ipolipemizzanti e avevano una maggiore prevalenza di microangiopatia.

Gli hazard ratio ( HR ) corretti integralmente per i pazienti con infarto miocardico silente rispetto a quelli senza sono stati 1.58 per infarto miocardico fatale e 1.31 per la mortalità per qualsiasi causa.

Gli hazard ratio per il primo infarto miocardico fatale o non-fatale e per il primo infarto miocardico non-fatale non sono stati significativi.

L'indice di riclassificazione netto non ha mostrato alcun miglioramento quando l’infarto miocardico silente è stato aggiunto ai modelli e l'indice di discriminazione integrato ha dimostrato che l’infarto miocardico silente ha marginalmente migliorato la previsione di infarto miocardico fatale e di mortalità per tutte le cause.

In conclusione, circa 1 paziente su 6 dello studio UKPDS con diabete mellito di tipo 2 di nuova diagnosi aveva una evidenza di infarto miocardico silente, che è stata associata in modo indipendente a un aumentato rischio di infarto miocardico fatale e di mortalità per qualsiasi causa.
Tuttavia, l'identificazione dell’infarto miocardico silente non si aggiunge sostanzialmente alle attuali variabili predittive. ( Xagena2013)

Davis TME et al, Circulation 2013; 127: 980-987

Cardio2013 Endo2013



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